|
|
i medagliati |
20/03/06 |
|
La
maggiore onorificenza della repubblica il signor Quattrocchi l'ha
probabilmente vinta, sull'onda dell'entusiasmo delle olimpiadi invernali,
per averci fatto vedere "come muore un italiano". Siamo praticamente certi
che il suo ruolo di "contractor" in una guerra dove anche l'acqua è sporca
[vedi
l'acqua nera] ha avuto un peso
assolutamente marginale. Il genovese Quattrocchi è un patriota e le
immagini che lo ritraggono nei suoi ultimi istanti di vita ci hanno scosso
profondamente, riportandoci allo spirito patriottico dei nostri padri e
dei nostri nonni che contro il nemico straniero hanno combattuto e verso
lo spirito dei nostri avi romani...
Soltanto
che questa medaglia d'oro, appuntata simbolicamente dal Presidente Ciampi
sul petto del nostro connazionale, altro non è che un insulto ai valori
sui quali lo Stato si fonda, già nei primi articoli della Costituzione.
Negli impolverati articoli 2 e 11, che fanno riferimento a solidarietà e
guerra, tanto per cominciare...
Premiare
con tale onorificenza un mercenario, al soldo di truppe occupanti [o
liberatrici, che dir si voglia!] in un Paese in guerra, e dimenticare
tutti i suoi connazionali morti sul territorio italiano ed in circostanze
meno sponsorizzate è veramente squallido. In Italia, contrariamente a
quanto patriotticamente affermato dal coraggioso Quattrocchi ai suoi
rapitori, si muore in modo ben diverso. Si muore di mafia, si muore di
malasanità, si muore in incidenti ferroviari, si muore sul lavoro per il
mancato rispetto di norme di sicurezza, si muore per un proiettile vagante
o per un proiettile deviato... E figli e parenti di un Impastato,
dovrebbero essere sicuramente ben fieri di un uomo che ha lottato ed è
morto per la giustizia, allo stesso modo dei parenti di tutti i 400 morti
l'anno nel settore dell'edilizia. Da italiani sono morti lavorando e
onestamente.
Questa
medaglia al valore civile, insomma, fa passare il messaggio diseducativo e
"anti-costituzionale" che meritevole di ricordo e di lode sia chi muore in
un paese estero con un mitra in mano piuttosto che chi cade maldestramente
da un impalcatura, chi incrocia sulla sua strada un proiettile delle
cosche.
E tutto
questo lo diciamo senza entrare nel merito della legittimità della
presenza di Quattrocchi in Iraq, partendo però dal presupposto che non ci
si possa nascondere dietro al dito della missione di pace [come per i
martiri di Nassiriya] e che i valori della Repubblica non siano
assolutamente rappresentati da un italiano armato in un paese estero.
Articolo 2 e articolo 11.
E in questi
giorni vogliamo ricordare un concittadino di Quattrocchi, anche lui morto
non da italiano ma da albanese quale era. Si chiamava Albert Kolgjegja ed
è morto nel crollo delle impalcature del Museo del Mare di Genova dove
lavorava come operaio; forse a lui sarebbe stato eccessivo appuntare una
medaglia e probabilmente anche una via come proposto per Quattrocchi. Ed
infatti la piazza antistante al Museo del Mare è stata dedicata all'ex
sindaco Paolo Emilio Taviani. Di quell'albanese con il nome un po'
difficile da pronunciare rimane traccia solo sulla copia dei giornali
locali dell'8 novembre 2003.
Chi non ha
memoria non ha futuro.
|
|||
|
pinaz |
|||
| torna all'homepage | |||